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avvocato penalista roma

Lo studio legale di diritto penale a Roma - dell'Avv penalista è uno studio giovane e dinamico, che incentra il suo core business nella piena soddisfazione della Clientela per l'assistenza legale ricevuta, sia nell'ambito consulenziale sia nelle more di un procedimento giudiziario. Si occupa di tutelare gli interessi di società, aziende e persone fisiche prevalentemente nell'ambito del diritto penale.

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Lo Studio penale del avvocato penalista a Roma esercita la propria attività e mette a disposizione la propria esperienza principalmente nell’ambito del diritto penale commerciale, sia sul piano giudiziario che su quello extragiudiziario.

Si occupa dunque dei cosiddetti illeciti dei colletti bianchi, illeciti societari, nel settore finanziario, bancario e fallimentare, degli illeciti in materia di ambiente, di proprietà intellettuale e relativi diritti, degli illeciti contro gli enti amministrativi pubblici, degli illeciti dolosi e di imputabilità professionale sanitaria. Lo studio collabora con molti Studi Professionali in tutta Italia e anche all’estero (Stati Uniti, Svizzera, Regno Unito, Francia). Fa parte dell'INSEDWA e dal 2004 è socio dell’American Chamber of LINCONLAM in Italia.

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La padronanza dell'inglese giuridico (e della lingua francese e portoghese) garantisce un’idonea consulenza anche a soggetti non italiani che abbiano la necessità di risolvere problematiche legate alla normativa di diritto penale italiana o casi che richiedano l'attuazione del diritto penale effettivo e processuale.

I membri dello Studio e i loro assistenti hanno ricoperto e ricoprono tuttora l’incarico di relatori a differenti seminari riguardo alla proprietà intellettuale, le leggi antinfortunistiche, di imputabilità dei soggetti giuridici sul piano amministrativo (D.lgs. 231/2001), di illeciti societari e di illeciti contro gli enti amministrativi pubblici.

I membri dello studio sono stati e sono, inoltre, professori nelle scuole di specializzazione per l’attività forense dell'Università degli Studi di Napoli. Al di là dei membri, lo studio coopera con cinque legali e altri assistenti apprendisti. Il legale tratta principalmente di diritto penale e infortunistico, con particolare interesse agli incidenti stradali e alle derivanti operazioni sul piano giudiziario ed extragiudiziario, concernenti il danneggiamento all’individuo esaminato sotto tutti gli aspetti relativi al risarcimento.

Offre le proprie prestazioni a notevoli imprese nazionali e internazionali, e a soggetti privati. Presta specifica attenzione alle questioni giuridiche riguardanti i soggetti stranieri, è registrato nelle liste degli avvocati autorizzati alla difesa a spese dello Stato nell’ambito penale e in quello degli avvocati d‘ufficio.

Il legale ha collaboratori ed esperti consulenti in tutta la provincia,  oltre ad altre sedi a NAPOLI, ROMA E MILANO. L’ambito della giurisprudenza è molto ampio e complesso, perciò molti legali scelgono di qualificarsi in un settore giuridico determinato, tanto da poter offrire alla clientela un servizio esemplare e specializzato dopo notevoli studi e particolare competenza nel settore prescelto. Come ad esempio i medici che si perfezionano nel ramo Oculistico, Chirurgico, Ortopedico etc., i legali si qualificano in diritto penale, privato, amministrativo, etc.

E’ irragionevole farsi visitare da un Ortopedico nel caso in cui si abbia un problema oculistico; parimenti, nel caso in cui si voglia risolvere una questione connessa al settore penale, è esplicitamente preferibile chiedere assistenza a un legale penalista, qualificato e competente in materia penale, piuttosto che far riferimento a un legale specializzato e particolarmente competente, ad esempio, in diritto privato.

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Le seguenti modificazioni giurisprudenziali e normative sulle inchieste difensive: la legge n. 332 del 1995 Quanto si è appena evidenziato e sostenuto, la funzione ricoperta e i compiti conferiti ai due soggetti, quello accusatorio e quello di difesa, diviene materia di riesame da parte dell’ideatore della riforma.

Preliminarmente dobbiamo dire che le costanti alterazioni che hanno interessato il rito penale da parte della giurisprudenza e della legge ne hanno trasformato i tratti ma hanno prodotto anche rilevanti differenze di interpretazione.

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Dunque, non è sempre semplice individuare e delineare con evidenza l’iter di evoluzione attivato. Poche, le sicurezze: tra queste, la permanenza della funzione basilare del pubblico ministero. IL suo ruolo nell'esercizio di queste inchieste infatti, conserva integra la proprietà di permettere il conseguente svolgimento dell’attività penale.

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Tuttavia, il codice penale del 1988 ha voluto cancellare la pesantissima contraddizione di cui s'è parlato (la preponderanza cioè dello stadio delle inchieste rispetto a quella del contraddittorio, con la predominanza delle funzioni del pubblico ministero, organo delegato all'accusa) “evidenziando le caratteristiche di faziosità del pubblico ministero vietandogli l'assunzione di elementi probatori e assegnando tale funzione al magistrato dell’udienza in modo da rendere così concreto e vero il contraddittorio in fase di composizione della prova” .

In base a tali valutazioni, e sempre in materia di pubblico ministero, emergono soprattutto tre norme procedurali: in primo luogo, il disposto dell'articolo 359 c.p.p.

In forza di questa norma, se egli proceda a verifiche, rilievi di tipo segnaletico, descrittivo o fotografico, o, in ogni caso, a qualsiasi intervento che necessita di particolari qualifiche tecniche, può delegare e servirsi di periti. Inoltre, il pubblico ministero può proseguire all'identificazione di soggetti, di beni o quant'altro possa essere utile alla raccolta di notizie attinenti la materia dell’inchiesta. Infine, e in particolar modo, al pubblico ministero si da potere di sottoporre a interrogatorio l’indagato.

Può poi eseguire sopralluoghi, confronti, inquisizioni e requisizioni: tutte le azioni che possono cioè essere rilevanti per lo svolgimento dell’attività penale. Proprio in merito a questo ultimo profilo acquisisce un nuovo significato la figura del patrocinatore, passando da soggetto in prevalenza passivo a figura in maniera attiva delegata a promuovere la posizione e i beni del proprio assistito.

L'articolo 38 delle disposizioni di applicazione è stato difatti emendato notevolmente dalla legge 8 agosto 1995, n. 332 con l'introduzione di due nuovi commi: il 2 bis ed il 2 ter . Grazie a questi, pur non essendovi ancora un indipendente potere di difesa nella raccolta degli elementi probatori, al legale competeva ora un nuovo, e rilevante potere.

Quello cioè di consegnare direttamente al magistrato gli elementi di prova considerati importanti e conseguire, dunque, l'immissione dei documenti nel dossier delle indagini preliminari. 3.2.2 Segue. La legge “Carotti” n. 479 del 1999 e le modificazioni all'articolo 415 bis del codice di procedura penale In seguito, e per effetto della disputa giurisprudenziale avvenuta nel frattempo, nuove e rilevanti modificazioni sarebbero state immesse dalla legge n. 479 del 1999.

Una legge che, in ubbidienza a quanto predetto, ha fatto un efficace passo in avanti a vantaggio dell’approvazione delle indagini di difesa e del cambiamento della relazione tra patrocinatore e pubblico ministero. Va affermato che, in verità, questa misura fa parte di un procedimento che ne costituisce il punto di partenza e al quale seguono, l'anno seguente,altri cambiamenti

. È utile dunque ricordare sia questo punto di partenza, sia, di rinvio, le varie modificazioni intervenute nel codice di procedura penale. Le fondamentali sono la possibilità conferita al soggetto indagato e alla parte lesa di evidenziare l'incompetenza territoriale del p.m. nella fase delle indagini preliminari .

Ossia, la significativa approvazione per entrambe, nel caso in cui siano informate della pendenza del processo, del potere di intervenire, personalmente o tramite il legale, presso il pubblico ministero che sta guidando le indagini in merito alla possibile mancanza di avallo di quest'ultimo, data dall'incapacità, per i fatti per cui si agisce, del magistrato presso cui il suddetto ufficio dell'accusa è stato istituito.

L'onere, poi, per il pubblico ministero di far comunicare la notizia della fine delle inchieste preliminari prima della fine del termine. Ciò al fine principale di eludere che le inchieste possano finire nel giorno stesso in cui finisce il termine o nell’intervallo tra l'emanazione della notifica e la sua comunicazione ai destinatari.

Quindi, allo scopo di permettere la cd. discovery degli atti alla fine delle inchieste preliminari e prima dello svolgimento dell'azione penale. Orbene, lette le due modificazioni addotte, sembra evidente il proposito del legislatore di agevolare un insieme di rilevanti modificazioni alle relazioni tra difesa e pubblica accusa.

In altre parole, anche la sede delle inchieste preliminari, fino ad allora limitatamente toccata da modificazioni concrete, si prepara ad essere adattata alle premesse del rituale accusatorio. Quindi, a smarrire i propri aspetti iniziali di luogo in cui fosse totale la predominanza del pubblico ministero. In dettaglio, è la seconda delle modificazioni citate ad eseguire una chiara attività di garanzia.

Permette cioè al soggetto indagato di venire a conoscenza– prima dello svolgimento dell'azione penale nei suoi riguardi – gli elementi probatori a suo carico. Dunque, di poter operare lungo tre fondamentali guide: indicare l’esecuzione di atti di inchiesta a suo vantaggio anzitutto.

Poi, generare documenti utili alla propria difesa. In ultimo, chiedere il proprio colloquio . In sostanza, la legge del 1999 costituisce una premessa per l'introduzione delle inchieste difensive perché riduce le funzioni del p.m. in rapporto al legale.

L’elemento che emerge immediatamente é difatti l’estensione dei luoghi adibiti alla difesa, appunto in forza dell'impostazione garantista resa al bilanciamento della predominanza del pubblico ministero .